Frammenti di racconti

Colto di sorpresa

Era una fermata molto particolare quella. Nel bel mezzo di un viale alberato. Fusti secolari, immensi giganti che si stagliavano a salutare il cielo. Ma in quel viale il cielo si vedeva solo a spicchi perché  i rami dei colossi disposti sui due lati si incontravano in un abbraccio che magicamente creava una sorta di volta alberata proteggendo i viandanti. Qualcosa da lasciar senza fiato anche perché  il sole filtrando creava effetti di luce tra cui i bambini serpeggiando giocavano a rincorrersi. Bastava questo a lei per essere felice. Avere il privilegio di poter vedere uno spettacolo dentro un altro spettacolo. Come una matrioska che contiene felicità ancora una volta sorprendenti, via via più piccole ma più intense e profonde.

Lui forse cercava l’ispirazione nei posti sbagliati, attraversava il viale preso dai suoi pensieri intrecciati, senza posare occhi su niente che non fosse la terra su cui poggiare saldamente i piedi.

Come spesso accadeva anche quel giorno l’autobus trasudava umanità tutta intenta a galleggiare nei propri mondi assorti e assenti anche se tutti lì insieme a sfiorarsi i destini senza dar peso a chi potevano avere accanto.

Lui entrò quasi con un balzo per tentare di crearsi il proprio habitat alla giusta distanza dai sapori e dagli umori di quei viaggiatori ignari. Disilluso ma invece lo vide subito. Stentava a crederci ma era lì, un’oasi perfetta dove giacere avviluppato nella propria trama. Un posto libero. Era anche più comodo di ciò che pensava. Appoggiò immediatamente la testa al vetro del finestrino guardando fuori. Ultimi squarci del viale dalla luce impertinente. Panchine vuote teatro di chissà quali discussioni, chissà quali parole erano volate lì intorno, quante incomprensioni, quanti baci per far pace, quanti abbracci in lacrime per chiedersi scusa, quanti silenzi alla ricerca di una spiegazione.

Vide d’un tratto un filo di luce filtrare dai rami e dirigersi proprio verso il suo viso, per un attimo fu abbagliato e il viaggio ebbe inizio. Solo qualche metro e finalmente i suoi occhi tornarono a vedere; come quando si esce all’improvviso da un tunnel inondati dai raggi del sole e alle pupille serve qualche frazione di secondo per abituarsi così lui se la vide comparire come per incanto davanti a sè. Era lì seduta di fronte e non si era accorto di nulla. Arrivò d’un fiato la domanda.

“Secondo me tu sei uno scrittore”

Lui spostò lo sguardo e incontrò due grandi e ridenti occhi nocciola che lo fissavano curiosi e ironici. Poco più lontano zigomi ben pronunciati e soffici, un naso così ben disegnato da lasciar supporre un intervento divino. E le labbra carnose, prominenti e libere da trucco e inganno che sovrastavano un mento incredibilmente ben proporzionato che incastonava un sorriso malizioso e sincero. La voce lo aveva destato perchè possedeva un timbro caldo, denso e musicale. Aveva un non so che di stimolante, di ipnotizzante, le parole fuoriuscivano fluide, morbide ed arrivavano all’orecchio accarezzandolo per poi entrarti dentro e farti sobbalzare.

“Sì sì tu sei sicuramente uno scrittore! E ti dirò di più, secondo me sei uno scrittore in crisi, mi sa che stai attraversando il famigerato blocco vero? Quanto tempo sarà che sei in questa impasse? 3 mesi? no secondo me sono 6, sì 6 mesi…”

Lui adesso sentiva che qualcosa stava nascendo, il corpo e i muscoli si erano irrigiditi istantaneamente, si raddrizzò sul sedile, la schiena scivolò radente e aderente allo schienale raddrizzandosi come un cobra in attesa di dare il suo morso, appoggiò le mani sulle gambe perchè doveva aggrapparsi a qualcosa, sentire che era presente e che quell’invadenza piovutagli addosso all’improvviso era vera, stava succedendo sul serio. Non poteva crederci perchè si era allenato per anni a passare inosservato, era lui che senza che alcuno se ne accorgesse, quando era nella fase delle ricerca, osservava e scandagliava a fondo le persone intorno per scoprire se ci fossero indizi ispirativi per qualche suo personaggio. E adesso questa qua, sbucata dal nulla si permette di rubarmi il ruolo e addirittura con una sfacciataggine mai vista me lo dice in faccia senza alcun timore o pudore. Come osa, come si permette.

“Anche se fosse a te che cosa importa?” secco, astioso e pungente rispose.

Lei non arrossì, si toccò i capelli passandoci le mano in mezzo come se volesse sciogliere tutti i nodi del mondo con un sol gesto, come se stesse prendendo la rincorsa per contrattaccare.

“Scusa, non volevo essere scortese. E’ solo che quando ne incontro uno mi accade qualcosa dentro e qualche volta non riesco a trattenermi, scusami”.

“Uno chi? Uno scrittore intendi?”

“No. Quando incontro uno che sta cercando.”

“Cercando cosa?”

“Beh se rispondo, poi credo ti arrabbierai quindi…”

A lui quasi scappò un sorriso. Ma lo trangugiò in fretta e si dipinse serio e deciso.

“Sei astuta vedo! ok va bene è vero è vero non ho proprio l’aria di un allegrone ma stai serena, non mordo. Quindi allora cosa starei cercando?”

Lei a quel punto fece esplodere una risata dolce e irresistibile, irrefrenabile come la sua voglia di vivere ogni secondo come se fosse un dono inestimabile, una risata che conteneva vulcano e nuvole, vino rosso e fragole, musica jazz e una passeggiata in riva al mare.

“Sai che c’è in verità?”

“No dimmi”

“Che purtroppo adesso devo scendere!”

E’ proprio vero il tempo non lo si controlla, è lui il vero protagonista, il vero deus ex machina, colui che genera il nostro modo di vivere, di stare nelle situazioni, di percepire le sensazioni di tutto ciò che ci accade.

Lui non capiva ciò che era successo. Guardava il sedile vuoto lì davanti e sentiva nelle viscere qualcosa di scomodo, sentiva che un vento fragoroso era passato a scompigliargli la pelle, l’equilibrio già precario, il suo cuore un pò serrato e dolcemente protetto.

Si lanciò in coda all’autobus per vedere se si fosse trattato di una apparizione della sua fervida immaginazione e la intravide ferma sul ciglio della strada, lo guardava con quel suo sorriso che ormai gli pareva di conoscere da sempre e lo sguardo sornione di chi sa qualcosa che agli altri immancabilmente sfugge.

Decise che era il momento. Anzi era il momento che aveva deciso che era lui. Non ci pensò andò dall’autista gli intimò di fermarsi immediatamente, il suo tono era perentorio e disperatamente travolgente ma l’attimo dopo si ritrovò di nuovo seduto sul suo vecchio sedile. Avrebbe potuto come  in un film rincorrerla, camminare per la città senza meta, a scambiarsi sguardi di intesa, parole di meraviglia e confessioni di pura e intima vitalità ed invece lo aveva perso l’attimo.

Ma qualcosa era comunque successo. Aveva scoperto cosa avrebbe detto a Matteo. Aveva una storia.

Non d’amore ma da raccontare. E in quel mattino di un  giorno qualunque era in ogni caso già molto.

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