Frammenti di racconti

Cascata di emozioni

Una cascata. Da un vecchio cancello di ferro battuto. Quella era la sua origine. Mille persone che davano vita ad uno spettacolo che nessuno considerava tale. Nessuno. Tranne lui.

Passi veloci, passi lenti, passi decisi, passi incerti, passi delusi, passi arrabbiati. Mille andature, mille sfumature, mille ritmi diversi. E un solo sguardo che in una frazione impercettibile di tempo giocava a cogliere ogni indizio per riconoscerne l’identità.

Un investigatore. Ecco che cosa sarebbe voluto diventare.

Acuto, penetrante, assiduo, tenace. Questo era il suo sguardo. Osservava il mondo con gli occhi di chi sta cercando qualcosa che va oltre ciò che è visibile dai sensi. Non basta guardare, solo pochi riescono a vedere ma soprattutto sono rari coloro che riescono a distinguere. Lui ci riusciva. Ci erano voluti molti anni di accurata preparazione. Preparazione che nasceva da un impulso istintivo. Posare lo sguardo con pazienza verso un obiettivo ben preciso, distinto e non mollarlo fino a quando non fosse comparsa la scoperta. Scoperta di cosa? Che l’andatura, la modalità tipica con cui camminiamo può essere ereditaria. Almeno in parte. Almeno in minima parte.

Da quando aveva ricordo di sè rammentava di essere sempre stato magicamente attratto dall’osservare i movimenti degli altri. Ci vollero molti anni perchè comprendesse che cos’era che lo attraeva a tal punto da dimenticarsi il tempo e trascorrere ipnotizzato pomeriggi interi nei punti più disparati della città a forgiare il suo insaziabile desiderio di comprendere. Comprendere cosa si celasse dietro un comportamento. Era come se dovesse crearsi una mappa accurata di tutti le possibili varianti delle azioni degli altri per poi potersi sentire sicuro di agire con la dovuta perfezione nel mondo. Aveva intuito che l’errore non veniva contemplato. Aveva saggiato quanto potesse essere dannatamente doloroso dire o fare la cosa sbagliata pena il disprezzo che gli sarebbe piovuto addosso. Come quella cascata che ogni pomeriggio da ormai 3 lunghi mesi osservava come se fosse la sua unica via d’uscita. Era una fabbrica metalmeccanica e aveva dato speranza e senso del futuro a migliaia di famiglie permettendo loro di costruirsi una vita le cui fatiche immani avrebbero fruttato una vecchiaia serena e dignitosa. Qualche viaggio, un piccolo ma accogliente appartamento in qualche località balneare, una solidità interiore determinata dalla sicurezza indefessa di un lavoro che non li avrebbe mai abbandonati. Questo era il motivo per cui i mille elargivano con grande e potente generosità il loro tempo vivendolo dentro i confini delimitati dal grande cancello di ferro battuto.

In ogni caso una scoperta in effetti l’aveva fatta. Proprio 3 mesi prima. Glielo avevano detto durante un ‘insolita cena dopo una settimana da quando era diventato grande, così tanto grande che la legge da quel giorno gli avrebbe consentito per la prima volta di esprimere un’opinione, di poter dire come la pensava, di poter influire sul serio sui destini ideologici del luogo in cui viveva e non più soltanto alla solita panchina del parco dove con i suoi più cari amici dava vita a intensi e infiniti dibattiti storico-politici.

Finalmente poteva guidare saldamente la sua vita. In tutti i sensi. Quella cena aveva avuto un sapore dolce amaro perchè proprio mentre gustava la sua sacher preferita aveva scoperto di essere stato adottato. Non aveva capito subito tant’è che aveva ancora messo in bocca un cucchiaio di torta con un bel sorriso stampato sul viso gustando con ogni papilla quell’agglomerato dolciastro che così tante volte gli aveva risollevato l’umore. Ma quella sera per la prima volta aveva scoperto quanto una carezza, che fosse al palato o al cuore, potesse nascondere anche un’insospettata dose di amarezza e sgomento.

E così che aveva avuto inizio il rimbombo nella sua testa. Il rimbombo che gli intimava che doveva scoprire chi fosse suo padre. Perchè di sua madre non vi era più traccia, ma questa era ancora un’altra storia. Difficile da mandar giù ma impossibile da indagare perchè non c’erano indizi. Invece su suo padre sì. Era un operaio. Non aveva voluto sapere di più. Non ce la faceva. Non voleva. Non era pronto a sapere tutto e subito. Si era chiuso in se stesso ma aperto al mondo. Il mondo là fuori gli parlava e gli diceva che era custode di quel grande segreto e che l’unico modo per svelarlo sarebbe stato quello di entrarci dentro squarciando il velo della favola in cui era stato rinchiuso fino a quel momento.

Si sentiva strano, disorientato, confuso. Da una certa prospettiva si era ritrovato ma contemporaneamente non si era mai sentito così perso in tutta la sua vita. Tutto pareva perdere velocemente il senso che gli aveva attribuito fino a quel giorno. Si guardava allo specchio e l’immagine che vedeva gli spaventava l’anima perchè ad un tratto non si riconosceva più. I connotati erano alieni, continuava a toccarsi la faccia per essere sicuro che quella fosse proprio la sua finchè gli balenò in mente l’idea folgorante. Doveva sapere. Ma a modo suo. E quindi, proprio come con la sua torta preferita, aveva deciso che sarebbe stato il caso di gustare ogni momento della scoperta di sè. Uno strano e inspiegabile ricordo gli era arrivato lucido e cristallino. Aveva sentito in una di quelle trasmissioni o forse era un documentario medico scientifico che l’incedere di un essere umano può essere ereditato. Alcune caratteristiche delle andature vanno a trasmettersi a cascata sui figli costruendo una sorta di storia biologica dei passi familiari come per poterci permettere di risalire la corrente e rinvenire l’origine delle nostre primigenie movenze nel mondo.

Quante strambe coincidenze, la sua innata curiosità e passione per osservare gli altri, la sua fissazione per l’importanza dell’evolversi della storia per comprendere chi si è davvero. Adesso poteva mettere insieme i pezzi e dar forma a quelle che ai più sembravano soltanto singolari inclinazioni. Poteva finalmente dare loro un senso. Poteva scoprire quale fosse la sua originale direzione nella vita. Con un’azione semplice, posare lo sguardo. E guardare, vedere, osservare. Per distinguere. E ritrovare la strada di casa. Da dove tutto era cominciato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...