Educazione

La timidezza è un limite?

Guarda cosa riesce a fare, non credo ai miei occhi! Eppur è timido …

D. P.

Ma insomma nel profondo a chi non piacerebbe essere ardito, coraggioso, temerario, sicuro, senza niente che lo scalfisca, aperto al mondo, estroverso, assertivo, determinato, immune da ogni tipo di timore o di paura?

Cioè chi non vorrebbe che alcuna emozione negativa lo raggiunga? Chi non vorrebbe essere una sorta di eroe da romanzo che sconfigge ogni  tipo di avversità ottenendo esattamente tutto ciò che desidera?

Non c’è nemmeno bisogno di rispondere dato che davvero non sono domande da fare no?

Detto questo torniamo nella nostra amata realtà.

La timidezza. Questa famigerata caratteristica del carattere che così tanto preoccupa genitori, insegnanti, educatori, e in generale gli adulti tout court.

Che cosa c’è che davvero non va nell’essere timidi? Ma poi in fondo che cos’è veramente la timidezza? È un limite? Un difetto? Un’emozione negativa? Una condanna? Una bella sfortuna? Addirittura un handicap?

La timidezza porta con sé una fama non certo benevola perché, almeno per quanto mi riguarda, non ho mai, e sottolineo mai sentito nessuno dire: “Sono così orgoglioso, mio figlio/a è timido/a!”.

Quindi è inequivocabile che nel e per il senso comune essere timidi non è certo un punto di forza anzi proprio l’esatto contrario.

Vorrei con questo breve (forse) articolo provare ad approfondire almeno un po’ questa questione, non fosse altro per l’ardito desiderio di tranquillizzare gli animi preoccupati in particolare di genitori e insegnanti cercando di far scorgere loro uno o più alternativi punti di vista in modo tale da considerare la timidezza per ciò che è: una caratteristica del carattere, una disposizione dell’animo, un indole del temperamento di una persona. La si può migliorare ma il punto di partenza non è certo questo, perché se si vuole migliorare qualcosa per certi aspetti vuol dire che non la si accetta, almeno in parte.

Invece vorrei provare, non a tessere un elogio vero e proprio, ma ad evidenziare il fatto che anche la timidezza ha una sua funzione preziosa nell’ambito umano, che ha punti di forza, che nasconde e/o protegge altre caratteristiche che se sviluppate e valorizzate adeguatamente possono trasformarsi certamente in veri e propri talenti che possono contribuire in maniera determinante alla felicità e alla realizzazione dell’essere umano.

Come sempre iniziamo dalle radici. Rivolgiamoci dunque all’etimologia ossia precisamente “La Scienza che indaga l’origine e il vero senso delle parole e ne analizza gli elementi […]; ed anche la Ragione e origine della parola”. (www.etimo.it). Lo specifico perché è necessario in qualunque discorso e ragionamento provare a partire da un porto sicuro, da un punto di riferimento certo e come tale considerato autorevole da tutti o almeno dalla maggior parte delle persone.

Provo a proporre in tal senso la seguente considerazione secondo me perlomeno curiosa: secondo l’etimologia timido deriva dal latino “timereche significa temere. Allora, andando a scoprire il significato etimologico di temere si nota come sia collegato alla parola temerità ormai in disuso (da cui deriva temerario) che significa ardire soverchio ossia ardire con grande abbondanza cioè osare con grande coraggio senza paura delle conseguenze.

Quindi incredibilmente la parola timido è comunque in qualche modo collegata, correlata e connessa con il coraggio. Non è piuttosto curioso o addirittura strano?

Apparentemente sì ma c’è sempre un ma. Propongo adesso una chiave di lettura personale.

La timidezza è un coraggio raggomitolato e ricoperto da più o meno spessi strati di sensibilità, paura di sbagliare, avversione e timore dei giudizi, insicurezza circa le proprie reali capacità.

Quindi non è che la timidezza significa paura e basta. Significa molte volte circospezione nei confronti del mondo, un mondo troppe volte senza giustificazioni aggressivo, insensibile, poco o per niente attento alle emozioni e ai sentimenti degli altri, incapace di andare oltre le apparenze, un mondo molto rumoroso, chiassoso, poco armonico, poco calmo, molto e troppo veloce, un mondo che ci offre troppi stimoli e informazioni contemporaneamente che quindi sono difficili oggettivamente da gestire.

La timidezza è una protezione, è un modo di comunicare all’esterno che deve essere molto più delicato se vuole conoscere davvero la persona che ha di fronte. La timidezza è in tal senso una capacità, una caratteristica dell’indole e del temperamento dell’essere umano estremamente preziosa perché cerca di tutelare la sopravvivenza della sua essenza più profonda che in quanto diversa da alcune altre ha il pieno e inalienabile diritto di manifestarsi senza subire manipolazioni, trasformazioni se non

nel solo caso in cui la persona stessa decida di voler compiere un cambiamento, un’evoluzione, un percorso di integrazione con altre abilità e caratteristiche.

“Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere”. James Joyce

Cerchiamo dunque di scavare un po’ più a fondo prima di appoggiare le nostre azioni a convinzioni a loro volta provenienti da luoghi comuni o da ciò che la società vuole da noi.

Come appena menzionato la timidezza può e/o potrebbe essere costituita da una intensa sensibilità ma anche in questo caso non esistono certezze in merito, il discorso voleva soltanto essere uno spunto per dire:

prima di emettere sentenze cerchiamo di avere la pazienza, la delicatezza e la perseveranza nel conoscere la persona in maniera approfondita e in ogni caso di accettarla per ciò che è.

Proseguendo nel ragionamento è altresì desiderabile chiedersi: ma la timidezza potrebbe essere una caratteristica che si acquisisce in seguito ad un certo tipo di educazione e di relazione con il bambino?

A mio parere la risposta è sì. Potrebbe proprio emergere da una tipologia di educazione con la quale si sia instillata un eccesso di insicurezza che di conseguenza abbia influenzato a sua volta l’autostima.

Nel momento in cui, nel prenderci cura dei bambini, trasmettiamo loro la paura di agire perché ci potrebbero essere conseguenze negative e questo lo si fa in maniera quotidiana e persistente è palese che andiamo  a costruire un’intera struttura di insicurezza e di timore verso il mondo

esterno che indirizza in maniera potente tutto il nostro apparato di convinzioni e credenze interne. Se i miei genitori continuamente mi avvertono di potenziali pericoli dopo un certo tempo mi convinco che il mondo sia prima di ogni altra cosa un luogo pericoloso. E se da un lato, come ormai dovrebbe essere risaputo, la paura è un preziosissimo strumento di sopravvivenza, dall’altro vivere costantemente in uno stato di all’erta crea nell’essere umano un livello di stress che non permette certamente di vivere una vita serena e appagante.

Dunque per riassumere:

  1. La timidezza è una caratteristica dell’indole/temperamento umano
  2. La timidezza può custodire altresì un grande e delicata sensibilità
  3. La timidezza può essere basata su un’insicurezza/paura che può provenire da un’educazione troppo concentrata sul messaggio dei pericoli del mondo
N.B.: chiedo scusa per l’ennesima precisazione però è proprio importante: ci sono naturalmente ulteriori chiavi di lettura quindi l’invito è quello di non fermarsi a queste ma di cercarne altre approfondendo situazione per situazione.

DUNQUE CHE FARE?

QUALCHE CONSIGLIO …

3 parole chiave: Accettare, Incoraggiare, Donare Fiducia

ACCETTARE

Il bambino veramente accettato lo percepisce con potente chiarezza, sente di essere amato e così impara ad accettarsi ed ad amarsi per ciò che è e non per ciò che fa. È assai facile trasmettere messaggi in cui accettiamo e amiamo l’altro sulla base delle sue azioni e soprattutto dei risultati delle sue azioni. Se il bambino percepisce di ottenere maggiori attenzioni solo quando compie determinate azioni come conseguire un buon voto scolastico, vincere una gara, riordinare la sua stanza o terminare tutta la pietanza che ha nel piatto si convincerà del fatto che per avere amore è necessario raggiungere risultati e compiacere l’altro. E sicuramente questo lo allontanerà dai suoi veri sentimenti e dal suo vero sé.

INCORAGGIARE

Un bambino che cade in giardino, torna dal genitore e viene rimproverato o si sente dire “te l’avevo detto che ti saresti fatto male, non ascolti mai” percepirà sfiducia nei suoi confronti che se ripetuta come esperienza nel tempo lo farà convincere che il mondo non solo è pericoloso ma anche che lui, da solo, non ha le forze per gestirlo, per affrontarlo, per viverlo e averne il controllo. E perdere il controllo è una sensazione che tende a far chiudere in sè una persona. Dunque è fondamentale incoraggiarlo sempre a riprovare, anche minimizzando quanto successo perché solo con perseveranza e resistenza possiamo raggiungere i nostri obiettivi che tanto desideriamo. L’incoraggiamento allora è relativo al non desistere, al continuare a provare perché è solo questione di tempo e prima o dopo riuscirà nel suo intento. Se riusciamo a trasmettere questo messaggio in maniera pervicace, persistente puntando sulla famosa resilienza allora sentirà che c’è qualcuno che crede incondizionatamente in lui e questo lo porterà ad avere una visione di se stesso e il mondo positiva sentendo maggiormente la voglia di mettersi in gioco.

DONARE FIDUCIA

La fiducia è una grande responsabilità in educazione.

È una grande responsabilità perché essa è strettamente correlata e connessa all’indipendenza e all’autonomia.

Per alcuni può apparire scontato il fatto di lavorare educativamente al fine di rendere i bambini autonomi e indipendenti ma vi assicuro che per molti non lo è affatto. In noi adulti che abbiamo la responsabilità dei bambini prevale l’istinto di protezione. E questo è vitale, fondamentale e la base da cui poter fare educazione.Ma è l’equilibrio a far la differenza.

Ci sono momenti, situazioni, contesti dove il genitore, l’insegnante e l’educatore devono necessariamente prendere delle decisioni al posto dei bambini per i più svariati motivi. Ma esistono altresì molti altri momenti in cui sarebbe desiderabile e auspicabile lasciare che i bambini possano prendere loro stessi le decisioni così da poter agire, fare esperienza, imparare la responsabilità di ciò che si fa, insomma vivere come esseri umani che tendono all’autodeterminazione.

Scusate la parola un po’ tecnica, rimedio subito.

Per autodeterminazione intendo la decisione e l’azione dell’essere umano nel contesto di vita secondo le proprie convinzioni assumendosi la completa responsabilità delle conseguenze di tali azioni essendo pronto a rispondere in prima persona consapevole di dover eventualmente compiere azioni riparatrici nel caso di conseguenze negative.

L’autodeterminazione è una delle forme più elevate e profonde di noi esseri umani e una delle fonti dalle quali proviene e si costruisce è proprio l’aver ricevuto il dono delle fiducia da parte dell’adulto.

Se le persone più importanti delle mia vita hanno fiducia in me allora vuol proprio dire che io sono una persona di valore. Ho molto valore in quanto persona per meglio dire e questo messaggio poterlo vivere e metabolizzare interiormente crea un senso di pienezza, di sicurezza e di forza d’animo che fa sì che il bambino abbia la spinta necessaria per agire nel mondo perché sa di averne le capacità.

“La fiducia è la sola cura conosciuta per la paura”. Lena Sadler

Chiaramente si tratta di un processo e di un percorso che deve essere fatto GRADUALMENTE con profonda attenzione da parte dell’adulto valutando con cura eventuali rischi e pericoli connessi.

Il bambino deve sentire che noi adulti ci sentiamo sicuri.

In conclusione dunque possiamo dire che la timidezza è una delle possibili forme con cui il nostro carattere si può manifestare. In quanto tale è necessario darle valore. Questo non impedisce certo di invitare il  bambino a percorrere e vivere esperienze che possano arricchirlo potenziando le sue capacità, abilità e competenze interiori ma non  è certo obbligandolo o trasmettendogli preoccupazione che risolveremo costruttivamente la situazione.

Solo sostenendolo per ciò che è, incoraggiandolo a provare e riprovare alimentando la sua perseveranza e donandogli la nostra fiducia potremo offrirgli gli ingredienti per trovare dentro di sé quella spinta necessaria per vivere nel mondo con quella autostima che è il regalo più prezioso che noi adulti potremo mai fargli.

“Il compito di un genitore è di essere la persona che riesce a vedere oltre la collina”. James L. Hymes

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