Educazione

Intelligenza Emotiva: mi emoziono, dunque sono

“Nella realtà quotidiana nessuna intelligenza è più importante di quella quotidiana” . Daniel Goleman

Che cos’è dunque l’intelligenza emotiva?

È una particolare forma dell’intelligenza umana che comprende:

  • La capacità di motivare se stessi
  • La capacità di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni
  • La capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione
  • La   capacità   di   modulare  i   propri stati d’animo gestendo la sofferenza in modo tale che non ci impedisca di pensare
  • La capacità di essere empatici
  • La  predisposizione al pensiero costruttivo che crea prospettive di vita positive

Tratto da “INTELLIGENZA EMOTIVA” di D. Goleman, Bur, Milano, 2004

Perché la nostra vita quotidiana è caratterizzata dalle relazioni interpersonali che inevitabilmente conducono al provare emozioni.

Dunque se non si possiedono abilità e competenze emotive è molto difficile arrivare ad una piena e completa autorealizzazione.

Se non si impara a gestire e padroneggiare le proprie competenze interpersonali si incorrerà inevitabilmente in conflitti, incomprensioni e frustrazioni che alla lunga minano la nostra serenità ed anche la nostra salute psicofisica.

L’INTELLIGENZA EMOTIVA INFLUISCE SULLE PERFORMANCE COGNITIVE?

Le emozioni influiscono certamente sulle prestazioni cognitive.

Influiscono sia sulla“memoria di lavoro”, che è quella parte della nostra memoria preposta ad immagazzinare e manipolare le informazioni per brevi periodi di tempo. Ed influiscono anche sulla memoria a lungo termine.

In generale le emozioni negative e l’incapacità di autoregolarle Influenza la qualità dell’apprendimento

Molti studi confermano l’ipotesi, secondo cui lo stato d’animo attuale è influenzato dal modo di pensare, dal modo di percepire gli eventi, da ciò che viene ricordato e dalle decisioni che si prendono (Goleman, 1999; Mayer, 1983). Poiché non si è in grado di vedere direttamente le emozioni provate, queste si possono inferire solo attraverso il comportamento, interpretabili dalla visione soggettiva degli eventi stessi.

Le emozioni negative possono essere la causa o l’effetto delle difficoltà di apprendimento. Ansia o depressione, rabbia o frustrazione possono interferire con l’ apprendimento creando disadattamento (http://www.stateofmind.it/2018/05/competenza- emotiva-apprendimento/)

Diamo un’occhiata nel mondo del lavoro

Qualche conferma …

In una ricerca nazionale negli Stati Uniti su ciò che i datori di lavoro cercano nei nuovi assunti le qualità tecniche specifiche sono risultate meno importanti della capacità di imparare sul lavoro; dopo di essa i datori di lavoro hanno menzionato:

  • La capacità di ascoltare e comunicare oralmente
  • La capacità di adattamento e di reazione agli insuccessi
  • Il dominio di sé, la fiducia e la motivazione
  • L’efficacia nel lavoro di gruppo e nelle relazioni interpersonali

In un altro studio simile in cui si chiedeva alle società quali fossero le caratteristiche che cercavano nei nuovi assunti la risposta fu: capacità nella comunicazione, capacità interpersonali e l’iniziativa.

UN PICCOLO PROBLEMA …

Queste ricerche Furono effettuate nella prima parte degli anni 90 !!!

VEDIAMO INVECE      COSA DICONO LE RICERCHE DI OGGI …

UN’INDAGINE REALIZZATA DI RECENTE DAL SETTORE PLACEMENT DELL’UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI DI VENEZIA (2017) che ha coinvolto i selezionatori di 90 aziende, sia Pmi del territorio sia gruppi internazionali.

Dell’indagine in particolare colpisce questo aspetto:

il fatto che per il 62% degli intervistati le soft skills (competenze relazionali) contano “molto”!

Tra un brillante laureato e uno che ha dei voti più bassi ma è in grado di lavorare in team e arricchire la cultura aziendale, pare che i selezionatori preferiscano il secondo.

A sostegno di questa affermazione, i selezionatori intervistati dichiarano infatti che “soprattutto per le figure junior sono proprio le competenze trasversali a completare il profilo del candidato e possono fare la differenza nel suo percorso di crescita”.

Come se non bastasse:

lo “Human Capital Report” (2017), il Rapporto su come le capacità delle persone vengono valorizzate nel mondo del lavoro afferma che le competenze maggiormente richieste nell’immediato futuro sono (in ordine di importanza secondo la ricerca effettuata):

  1. Problem solving complesso
  2. Pensiero critico
  3. Creatività
  4. Capacità di gestire persone
  5. Capacità di lavorare in gruppo
  6. Intelligenza Emotiva
  7. Decision Making
  8. Orientamento al cliente
  9. Negoziazione
  10. Flessibilità mentale

DUNQUE LA SCOPERTA È CHE …

Dopo 25 anni nulla è ancora cambiato.

Ma non ci si è ancora organizzati in tal senso.

Non solo riguardo il lavoro Ma proprio come abilità Da sviluppare e potenziare per la nostra vita quotidiana.

Perché, ebbene sì
L’intelligenza emotiva si può allenare

L’Educazione ricevuta e offerta fa la differenza; infatti secondo Goleman (Intelligenza Emotiva, Milano, BUR Edizioni, 1995):

“Ciò che fa davvero la differenza sono le risposte emotive che i bambini apprendono mentre crescono. […] I genitori che escogitano per i propri figli graduali esperienze incoraggianti offrono loro quello che può considerarsi un duraturo rimedio per le loro paure. […]

Il bambino riceve alcuni degli insegnamenti emozionali più significativi dai genitori. Essi instillano in lui inclinazioni emotive diversissime a seconda che il loro livello di sintonizzazione indichi il riconoscimento e la soddisfazione delle esigenze emotive del bambino e un atteggiamento empatico anche nell’imporre la disciplina […]”

ECCO A QUESTO PROPOSITO ALCUNI CONSIGLI SU COME INCENTIVARE E SOSTENERE UNO SVILUPPO ARMONICO E DURATURO DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA

Ricordiamoci che l’obiettivo principale e finale è che il bambino impari ad autoregolarsi cioè a conoscersi così a fondo da saper riconoscere e nominare Le proprie emozioni quando compaiono e che le sappia far emergere senza che esse prendano il sopravvento eccessivamente.

Che insomma il bambino riesca ad essere assertivo ossia che sappia far valere le proprie ragioni senza che le emozioni lo portino a ferire i sentimenti degli altri o peggio che lo portino ad azioni violente ed aggressive.

PARTIAMO CON I CONSIGLI …

Pensiamoci: una delle cose che ci fanno più arrabbiare durante una lite, una discussione, un conflitto è proprio l’incomunicabilità tra i contendenti. Arriva quel momento in cui entrambi smettiamo di ascoltare e vogliamo soltanto dire a gran voce le nostre ragioni senza più tenere in considerazione quanto dice l’altro.

Allora se ci impegniamo ad ascoltare fino in fondo facendo anche domande al bambino riguardo ciò che è successo e ciò che prova questo sarà un esempio concreto per lui per imparare una strategia che potrà essere preziosa per far calmare se stesso e il suo interlocutore.

NOMINARE LE EMOZIONI

Dare il nome a ciò che proviamo fa sì che intervenga la mente, il pensiero Durante l’attivazione emozionale e questo può voler significare riuscire a cambiare il registro dell’interazione. In ogni caso insegnerà al bambino a dare “un volto”, a prendere la necessaria confidenza con quanto gli sta accadendo In maniera tale che potrà insieme a voi genitori approfondirne il significato in un secondo momento quando si sarà calmato

AUTOCONTROLLO

Mi spiego: non si può chiedere ad un bambino di controllarsi nel momento in cui io genitore quando sono in preda ad una emozione negativa non lo so fare e mi lascio travolgere dando dimostrazione di non riuscire a gestire il mio stato d’animo. Quindi sarebbe strettamente necessario e desiderabile che il genitore dia prova concreta e reale di saper attivare il proprio autocontrollo Durante gli eventi di attivazione emozionale.

Per questo essere genitori implica a propria volta mettersi in gioco E con umiltà imparare nel caso ci accorgessimo di aver qualche lacuna

CONTENIMENTO

Il contenimento è strettamento collegato all’autocontrollo.

Ovvero il contenimento è il modo principale per insegnare l’autocontrollo.

Per contenimento si intende il saper accogliere le emozioni e le esternazioni del bambino e farlo sentire al sicuro attraverso l’abbraccio.

L’abbraccio è il modo privilegiato per contenere perché è un atto fisico che trasmette e veicola messaggi molto precisi:

“Ti voglio bene incondizionatamente ci sono sempre per te. ti tengo al sicuro”.

LA PRESENZA

La presenza vuol dire essenzialmente trovare il tempo necessario per poter svolgere con la dovuta calma le azioni precedenti: l’ascoltare, l’autocontrollo e il contenimento. Esserci vuol dire che di fronte ad un evento emozionale significativo bisogna saper mettere da parte il resto e dedicarsi completamente al bambino.

In questo modo farete sentire che siete lì per lui con tutto voi stessi concentrati e focalizzati su ciò che sta accadendo.

DAR VALORE

La presenza di cui abbiamo appena parlato è proprio il principale messaggio del dar valore.

Se vedo che mio padre o mia madre riesce a stare a casa dal lavoro per prendersi cura di me, se vedo che mi offre attenzioni speciali in momenti delicati

Se vedo che mi ascolta con attenzione e pazienza guardandomi negli occhi e cercando con sollecitudine di discutere con me per aiutarmi a trovare una soluzione allora io bambino mi sentirò una persona di valore.

Sentirò di aver un grande valore perché me lo stanno dicendo le persone più importanti del mondo per me.

INCENTIVARE IL FARSI RACCONTARE AIUTANDO A TROVARE LE PAROLE

“Se riesci a tradurre in parole ciò che senti, ti appartiene.” Henry Roth

Questa è un’altra strategia educativa fondamentale perché contemporaneamente va a sviluppare la capacità di introspezione, la capacità comunicativo-narrativa, l’alfabetizzazione emozionale, l’autoregolazione emozionale

Invitando semplicemente il bambino a raccontare possiamo rendergli un servizio eccezionale a livello di apporto educativo qualitativo.

Per aiutarlo con le parole utilizziamo un linguaggio anche metaforico- concreto. Ad esempio: ti sentivi ribollire come l’acqua calda calda fa le bolle prima che la mamma butti la pasta dentro la pentola?

INCORAGGIAMENTO

Non sono sicuro ci sia bisogno di spiegare che una persona riesce a dare il meglio di sé quando viene incoraggiata.

Però in effetti nella mia esperienza vedo ancora molto comune La tendenza alla critica, la stigmatizzazione degli errori dei bambini tendenti spesso ad umiliarli anziché semplicemente mostrare loro come l’errore non è nient’altro se non un alleato che ti dice dove puoi migliorare.

Incoraggiare vuole dire trasmettere un messaggio molto potente A livello educativo, anzi uno dei più potenti:

“ IO CREDO FORTISSIMAMENTE IN TE!”

AFFETTUOSITA’

In moltissime circostanze le parole non servono. Non si rivelano utili quanto un gesto, un’azione reale e concreta quale un bacio, una coccola, un abbraccio, una tenerezza.

In quei momenti si rivela l’intimità e la complicità si rivela quanto realmente il genitore ami profondamente il proprio figlio

E quanto sia semplice e naturale trasmettere questo meraviglioso sentimento.

Mi rendo conto che entriamo in un campo molto delicato.

Qui il genitore dovrà superare se stesso.

E sì perché di fronte a situazioni altamente negative emotivamente è veramente difficile riuscire a trovare dentro di sé la forza e l’energia per trasmettere questo genere di messaggio.

Ma se pensiamo che questa qualità potrà davvero cambiare la vita a nostro figlio forse riusciremo a trovare il modo per veicolare tale significato.

Perché effettivamente arrivare a possedere la qualità del non lasciarsi abbattere nemmeno di fronte ad eventi particolarmente difficili emotivamente significa conservare e custodire dentro di sé la consapevolezza che a tutto c’è una soluzione e che si hanno tutte le qualità e le doti per trovarla.

“L’arte migliore è quella in cui la mano, la testa e il cuore di un uomo procedono in accordo.” John Ruskin

“Il valore della vita può essere misurato da quante volte la tua anima si è profondamente emozionata.” Soichiro Honda

“Perché a volte la stessa emozione che ti spezza il cuore è anche quella che te lo guarisce”. Nicholas Spark

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