Educazione

La Creatività è solo un optional per i bambini?

Negli anni ’50 in uno stato non meglio precisato degli Stati Uniti in una cucina troviamo una madre che sta facendo cuocere dentro una pentola a pressione 30 lattine di ciliegie allo sciroppo. Deve preparare un intruglio rosso e appiccicoso. Suo figlio di una decina di anni vuole vincere un premio come regista. La madre lo asseconda, aiutandolo in tutta la preparazione e recitando anche nei suoi cortometraggi. Non scoraggia il figlio o ridimensiona la sua passione ma al contrario la valorizza e la supporta. Confesserà anni più tardi di aver dovuto raschiare per molto tempo quell’intruglio dalla credenza della sua cucina.1

E a me piace immaginarla con un gran sorriso nel cuore mentre umilmente svolgeva questo ingrato compito.

Siete curiosi di sapere il nome di questo bambini dalla creatività spiccata e contagiosa?

Può darsi ve lo sveli alla fine di questo articolo … Nel frattempo qualche domanda:

Che cos’è che sappiamo veramente sulla creatività? Ne abbiamo mai parlato sul serio? Ci abbiamo mai pensato?

Scommetto che pochissime persone sono consapevoli del fatto che la creatività oggi più che mai è un elemento fondamentale per la nostra realizzazione personale.

Credo che la maggior parte delle persone associ la creatività all’arte, all’essere artisti e che quindi la veda come qualcosa di molto distante da sé, qualcosa che solo pochi hanno avuto la fortuna o il privilegio di poter assaporare. O ancora che sia una dote naturale della serie o ce l’hai oppure no. Niente mezzi termini.

Quindi l’essere umano nel momento in cui vede una cosa molto distante da sé non la prende nemmeno in considerazione, non se ne occupa, la sposta, la mette in fondo ad un cassetto o proprio la cancella dal proprio vocabolario. Bisogna anche tenere conto del fatto che tendenzialmente la creatività se la concepiamo la releghiamo alla parte della nostra vita che chiamiamo hobby ma anche lì la meccanicità ha preso il sopravvento e quindi scegliamo di fare qualcosa molte volte non sulla base di un sentire interiore ma su ispirazioni che provengono dall’esterno, dalla pubblicità che ci fa venire alcune voglie da soddisfare che fino a un giorno prima magari neanche sapevamo scriverne il nome.

In ogni caso la notizia è questa:

La creatività non è una dote innata, si può coltivare e sviluppare.

A qualsiasi età e in pressoché qualunque situazione contestuale. Certamente come tutte le cose se le inizi da molto giovane hai maggiori energie, hai meno freni inibitori, maggiore voglia di sperimentare per il gusto di farlo e così via ma questo non significa assolutamente che crescendo tutto ciò scompare. Pensiamo ad esempio anche soltanto a quanto e come l’essere umano continuamente si adatta allo sviluppo, all’evoluzione di nuove tecnologie il cui uso presuppone una predisposizione al far entrare in sé il nuovo, a far spazio ad informazioni insolite usandole per un certo tempo, facendone conoscenza fino a quando diventano “solite”, quotidiane, conosciute e interiorizzate. Questa capacità innata di continuare ad apprendere ci può, intuitivamente, far comprendere quanto le questioni anagrafiche siano rilevanti solo fino ad un certo punto.

Certo non si tratta di diventare degli esperti in ogni nuovo alambicco che la mente umana inventa e costruisce ma solo persone che in poco tempo ri-adattano il proprio modo di essere e di fare, peraltro senza neanche accorgersene più di tanto, alla new entry giusto per potersi orientare nel mondo così in vena di continui aggiornamenti.

Daltronde è insito nell’essere umano lo slancio, la volontà, l’impulso verso il miglioramento, la scoperta, il viaggio di esplorazione per dare risposte alle continue domande che si pone.

E allora in tutto questo la creatività dove si pone? Quale importanza riveste? Concretamente ci mette al riparo da ansie futuristiche di nuove cosiddette crisi? Ci aiuta nella nostra vita quotidiana? Ci fa stare meglio? Fa aumentare il nostro grado di benessere?

Deve essere un aspetto da promuovere, incentivare, sviluppare e allenare nei bambini?

La mia risposta è senza dubbio sì. Ed ora proverò a motivare la sostanza di questa mia risposta.

John Hagel, un consulente di gestione e autore specializzato nell’aiutare i dirigenti a prevedere e affrontare le opportunità e le sfide di business emergenti che ha lavorato per oltre 30 anni nella Silicon Valley afferma che: “Sviluppare ciò che i robot non hanno: la creatività. (…),Che cosa faremo noi esseri umani? «La mia risposta è: focalizzatevi sull’opportunitàche questo grande cambiamento offre e sviluppate quello che le macchine non hanno, cioè la creatività, l’immaginazione, l’intelligenza emotiva».2

Martin Laba, professore della School of Communication presso la Simon Fraser University di Vancouver e creatore di importanti campagne di comunicazione ed educazione a livello internazionale su questioni ad esempio come la tutela dei diritti umani, lo sviluppo della comunità e l’alfabetizzazione consiglia ai giovani di focalizzarsi e imparare tutte le competenze che i robot non potranno mai apprendere: intelligenza emotiva, maturità intellettuale e creatività, definite dal professore non più come competenze soft“, ma come vere e proprie “competenze fondamentali “.3

Pietro Paganini – professore di management e management dell’innovazione alla John Cabot University di Roma, e direttore generale della Fondazione Luigi Einaudi – ha provato a dare alcune risposte nel libro Allenarsi per il Futuro (Rubbettino, 2015): la radicale trasformazione del mercato del lavoro richiederà competenze nuove, che la scuola non sembra aver colto, né è in grado di coltivare. Ma in generale cosa diamo ai nostri ragazzi? Curiosità, creatività e intraprendenza sono le tre parole chiave del futuro e guarda caso sono anche la base dei processi di apprendimento dei bambini prima che vadano a scuola. Come mai quando entrano a scuola perdono tutto questo?4

Ulteriore sostanza al fatto che la creatività nell’immediato futuro, che significa letteralmente domani, sia una competenza fondamentale proviene dal Rapporto “Future of jobs”, in cui vi è una classifica delle competenze maggiormente richieste dal mondo del lavoro dal 2020. In questa classifica la creatività compare al 3° posto. Nello stesso rapporto ma del 2015 si trovava al 10° posto. Non c’è dubbio quindi che la creatività sia ormai da considerare a tutti gli effetti una hard skill cioè un’abilità basilare per la vita delle persone così come si profila il mondo del lavoro nel 21° secolo.

Gianni Rodari nel suo meraviglioso libro “Grammatica della fantasia” cita Novalis (1772-1801), e i suoi Frammenti: “Se avessimo anche una fantastica, come una logica, sarebbe scoperta l’arte di inventare”.5

E poi aggiunge: “Sbagliando s’impara, è un vecchio proverbio. Il nuovo potrebbe dire che sbagliando s’inventa.”6

L’errore. Eccoci qui. Dovrebbe essere il nostro migliore amico nel processo di apprendimento creativo perché senza di lui non possiamo camminare nel bosco della creazione di nuovi pensieri, idee, soluzioni, possibilità. Invece purtroppo l’errore ancora oggi incute paura e fa sì che noi non ci addentriamo nelle nostre potenzialità.

Ralph Waldo Emerson, filosofo, scrittore, saggista e poeta statunitense afferma a questo proposito: “ In ogni opera di genio riconosciamo quegli stessi pensieri che abbiamo respinto.”

Il bambino dalla nascita fino ai 6 anni vive il suo momento più creativo e lo può vivere. Questo perchè la società per fortuna è riuscita a scoprire, a comprendere e a far sì che diventasse una prassi culturalmente accettata il fatto che il gioco fosse al centro della vita del bambino stesso.

Caratteristiche del gioco sono proprio lo sperimentare, l’inventare, l’immaginare, il fantasticare, l’agire secondo intuito, l’aggiustare eventuali « errori o incongruenze » semplicemente decidendo passo passo nuove regole, il creare scenari e situazioni e soprattutto essere immersi in una sorta di flusso di coscienza alterata. Per intenderci si tratta di un momento in cui la persona che si trova all’interno del gioco è interamente e completamente dentro la situazione e in maniera fluida senza che intervengano emozioni negative agisce senza più pensare a cosa c’è al di fuori di quello specifico contesto, il tempo e lo spazio per così dire scompaiono e vi è pura azione.

Tutto questo ad un certo punto delle nostre vite viene interrotto dando priorità e prevalenza a processi mentali basati sul ragionamento razionale e sulla logica consequenziale, su rapporti di causa-effetto e così via. Tutto questo è molto importante certamente ma se affiancato al processo mentale creativo, divergente, immaginifico, intuitivo. Altrimenti si rischia di influenzare a tal punto la nostra mente e il nostro modo di pensare fino ad arrivare a creare un predominio netto e inequivocabile della  razionalità tout court versus la creatività.

Dal momento che, come abbiamo visto, il mondo industrializzato in cui viviamo, sta andando in una direzione in cui necessariamente bisognerà riscoprire questa dote allora forse sarebbe il caso di compiere alcuni passi verso l’immergersi nuovamente nel flusso creativo per ri-allenare la nostra mente a pensare “anche” diversamente da come è stata abituata.

Qualche piccolo consiglio in merito all’educazione dei bambini allora:

  • Incentivare il gioco libero con giocattoli poco tecnologizzati, laddove è possibile.
  • Raccontare al bambino storie inventate e create sul momento
  • Non correggere immediatamente quelli che noi consideriamo errori ma cercare di esplorare insieme dove potrebbero portare. Ad esempio se un bambino pronuncia male una parola e dice per ipotesi fluppa anziché zuppa noi possiamo dirgli che il nome  corretto di quel cibo è zuppa ma in contemporanea inventare una breve storiella su ciò che ci viene in mente pensando a fluppa. Ad esempio a me viene in mente che fluppa potrebbe essere una zuppa molto frullata oppure inventare altri nomi alternativi alla zuppa: ciuppa, luppa. Oppure creare delle rime: la zuppa aveva paura della truppa e così saltò sulla scialuppa e scappò sul pianeta raggruppa così non si sentiva più sola.
  • Proporre dei giochi in cui si devono trovare tanti modi diversi di utilizzare un oggetto di uso comune. Ad esempio un bastone di legno può diventare una scopa, un remo, una chitarra, una spada e così via.
  • Porre domande sui modi fantastici in cui si potrebbero risolvere alcuni problemi. Problemi pratici o anche umani.
  • Metterlo a contatto (senza alcuna pressione) con i vari tipi di arte e fargli scoprire cosa lo appassiona
  • In ultimo ma più importante non sminuire le sue idee, anche se per voi un po’ strane, cercare di farlo sentire naturalmente accettato per queste sue intuizioni ed estemporaneità. Ricordate la madre in quella cucina negli anni ’50 negli Stati Uniti?

A proposito volete sapere il nome di quel bambino? Ebbene il suo nome è: Steven Spielberg.

Ora commetterei un immenso errore se vi dicessi o anche solo pensassi che quel suo esempio deve essere preso alla lettera. Quella è stata la sua esperienza specifica, dunque in qualche modo irripetibile. Però è l’essenza che è importante è cioè: avere genitori, maestri, insegnanti insomma adulti che credono nel bambino, che gli danno concretamente fiducia facendogli fare e sperimentare le cose e non mettendo sempre la razionalità davanti a tutto. Certo richiede molta energia, sforzi, pazienza, calma e perseveranza. Inoltre magari non ci saranno i risultati che voi sperate per lui o lei. Non diventerà ciò che vi aspettate. Ma vivrà l’esperienza più bella che esista: sarà un bambino/a felice e custodirà dentro di sè quella che si potrebbe definire “la bambinanza” ossia la creatività e il coraggio di tentare senza farsi fermare da eventuali eventi negativi, errori o fallimenti. E questo credo che valga ogni minuto delle migliaia di ore che spenderete a ripulire (magari con il suo aiuto!) la credenza della cucina o il divano del vostro salotto.

Albert Einstein diceva: “Una persona che non abbia mai commesso un errore non ha mai cercato di fare qualcosa di nuovo.”

1 D. Goleman, M.Ray, P. Kaufman, Lo spirito creativo, Bur Saggi, 2001, pp. 74-75

2 https://www.millionaire.it/lavoro-del-futuro-creativita

3 https://www.morningfuture.com/it/article/2018/06/01/creativita-arte-lavoro/311/

4 http://www.vita.it/it/article/2016/08/22/curiosita-creativita-e-intraprendenza-ecco-la-scuola-del-futuro/140436/

5 G. Rodari, La grammatica della fantasia – Introduzione all’arte di inventare storie, Edizione speciale, Einaudi ragazzi, 2013

6 Ibidem











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