Storytelling

Storytelling e personal branding

Lo storytelling, la comunicazione come narrazione, è  attualmente la forma migliore per promuovere se stessi (personal branding).

Questa è la mia tesi. In questo articolo espliciterò quali sono le considerazioni che mi portano a fare una tale affermazione.

Prima però parliamo un momento di che cosa è il personal branding.

Mi piace molto la definizione sintetica e fulminante che ne danno Centenaro e Sorchiotti nel loro libro “Personal Branding” affermando che: “Il personal brand è la ragione principale per cui qualcuno ci sceglie”.[1]

Essenziale e dritto al punto.

E sulla base di che cosa questo qualcuno ci sceglie?

A mio parere sono molte le motivazioni per le quali veniamo scelti.

Per sintesi ne cito 4 che a mio parere sono fondamentali:

  1. Competenza
  2. Reputazione
  3. Distinzione
  4. Comunicazione

Se noi lavoriamo su questi elementi in maniera approfondita e costante avremo la possibilità di posizionarci molto bene sul mercato del lavoro costruendo un percorso solido e prospero.

In questo articolo, come anticipato, mi occuperò essenzialmente di svolgere alcune considerazioni riguardo l’aspetto di qual è la miglior comunicazione associata al personal branding.

Cominciamo.

Da attivo a passivo. Da spettatore ad attore protagonista. Da puro ascoltatore a comunicatore. Da osservatore a “intraprenditore”.

Nel momento in cui si decide di avviare una propria attività si deve entrare nell’ottica della comunicazione.

Comunicare per far sapere. Comunicare per farsi conoscere e ri-conoscere. Comunicare per farsi ricordare e rammentare.

È un tema estremamente delicato, importante e affascinante al contempo perché riguarda il fatto di mettersi completamente in gioco, entrare in scena e mostrarsi.

Per promuovere se stessi.

Prendiamo un istante in considerazione, a questo proposito, come la nostra percezione e mentalità sia stata influenzata dalla comunicazione promozionale: la pubblicità.

Pubblicità deriva da pubblico ossia “Che appartiene a tutto il popolo; che concerne tutto il popolo; quindi comune a tutti; sentito da tutti; fatto per tutti; noto a tutti: opposto di privato.”[2]

La pubblicità ha origini molto antiche ma la sua grande diffusione come comunicazione di massa è avvenuta grazie all’avvento della televisione. In Italia la televisione pubblica nasce nel 1954 e per i primi tre anni non trasmette alcuna pubblicità. È nel febbraio del 1957 che viene dato il via alla pubblicità diretta televisiva. Per i primi 20 anni viene relegata all’interno del famoso Carosello, uno spazio-contenitore appositamente creato per includere tutti i messaggi pubblicitari. Tra il 1959 e il 1977 a Carosello vengono affiancati anche altri contenitori pubblicitari.

Carosello chiude nel 1977. Dal 1978, con l’avvento delle televisioni private ha inizio la stagione dei veri e propri spot pubblicitari e inizia ad espandersi a dismisura il mercato della comunicazione a fini commerciali.

Con l’evoluzione tecnologica si passa dai video preregistrati a veri e propri cortometraggi dotati di effetti speciali e post-produzione.

Dagli anni 90 del 20° secolo inizia ad affermarsi una vera e propria modalità narrativa lasciandosi probabilmente influenzare dall’enorme e planetaria diffusione e successo del modello cinematografico. A tal riguardo infatti anche alcuni famosi registi di cinema decidono di ideare e dirigere alcuni spot (Fellini e Ridley Scott solo per fare 2 esempi molto noti) influenzando vicendevolmente i due linguaggi.

Dunque lo storytelling diventa fondamentale per comunicare un messaggio a scopo promozionale.

Questa rapida e sintetica cornice storico-contestuale per dar ragione del fatto che oggi la comunicazione come narrazione assume un’importanza strategica basilare ed è quella maggiormente utilizzata per promuovere la propria identità professionale a tutti i livelli.

E anche per mostrare che sono più di 60 anni che la nostra mente conosce quel linguaggio e ne è influenzato.

Principalmente perché il mondo è fondato sul lavoro, sull’interscambio continuo di beni e servizi. Tutti dobbiamo acquistare beni e servizi continuamente per vivere, per star bene, per migliorare il nostro benessere.

Per farlo dobbiamo offrire, proporre, vendere beni e servizi.

E più riusciamo a farli conoscere più riusciremo a renderci utili, ad offrire qualcosa che migliora anche la vita degli altri oltre la nostra e questo è l’aspetto essenziale.

La comunicazione come narrazione possiede le caratteristiche di forma e contenuto ideali per veicolare un messaggio che voglia raggiungere gli obiettivi appena menzionati.

Si distingue dalla mera pubblicità perché vuole e va oltre l’immediato bisogno di vendita.

Vi è al contempo un altrettanto forte bisogno e necessità di creare condivisione, creare comunità, creare  e rendere noto al numero più alto di persone il fatto che dietro un bene, un prodotto o un servizio ci sono e ci saranno sempre persone. Che hanno esattamente gli stessi bisogni, desideri e necessità di chi in quel momento specifico è nel ruolo di compratore e acquirente.

Lo storytelling, se utilizzato con attenzione, cura e sensibilità, può contribuire a veicolare messaggi dando valore e raccontando e facendo comprendere cosa sta dietro quel bene o servizio.

La comunicazione come narrazione crea relazioni. Se lo si vuole naturalmente.

Ma è un’Arte, un Linguaggio, una Tecnica, uno Strumento che in sé ha propriamente queste caratteristiche specifiche.

Nel famosissimo testo “Pragmatica della comunicazione umana” Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin e Don D. Jackson elencano tra i loro 5 assiomi della comunicazione umana quello che afferma: “Non si può non comunicare”, nel senso che anche il comportamento dello stare in silenzio di fronte a qualcuno è in sé un atto comunicativo, cioè dice qualcosa di chi lo sta agendo (cioè ad esempio che in quel momento non vuole iniziare una conversazione).

Prendendo spunto da questo assioma e riguardo il tema di questo articolo allora affermo che:

“Nel mondo dell’attività imprenditoriale, sia essa individuale o associata, non si può non raccontare e narrare”.

Ora, non è propriamente un’assioma ma una constatazione di quanto sta accadendo a partire in particolare dall’ultimo decennio.

Internet, il Web e i Social Network hanno rivoluzionato la comunicazione e la relazione interpersonale tra noi esseri umani al punto che si parla di identità digitale.

Dunque comunicare attraverso il mondo digitale non è più solo un’opzione ma è diventata una necessità.

L’aspetto interessante è che questo permette propriamente di capovolgere le logiche promozionali/pubblicitarie che fino ad un decennio fa sembravano resistere. Logiche perlopiù passive o incredibilmente selettive a livello organizzativo ed economico.

I Social Network e il Web anche se non è semplice e immediato come può sembrare perlomeno permettono di costruire una audience che prima era inimmaginabile.

Ed è su questo che è necessario documentarsi, attrezzarsi e imparare. Dedicare il giusto tempo a comprendere le forme della comunicazione come narrazione per poter così sviluppare un personal branding convincente, ben strutturato e solido.

Imparare a comporre e configurare una narrazione di sé che possa essere comunicativamente efficace è uno dei primi passi da fare per chi intende cimentarsi in una attività professionale.

È molto chiaro il fatto che la prima domanda che è necessario farsi nel momento in cui si propone un prodotto o un servizio è: quale vantaggio, beneficio e soluzione sto promuovendo?

I prodotti e i servizi risolvono questioni, soddisfano desideri e necessità.

Bisogna dunque porsi dalla parte di chi dovrà acquistare il nostro bene o servizio.

Ma questo non è sufficiente. È necessario saperlo raccontare, saperlo dipingere attraverso contenuti fondati sulla scrittura, fotografia, video, podcast. Se tutto questo non viene organizzato all’interno di una struttura narrativa secondo le caratteristiche proprie dei racconti e delle storie la nostra comunicazione andrà persa tra l’enorme mole di tutte le altre comunicazioni.

Il personal branding attraverso lo storytelling è dunque un’eccellente risorsa da prendere in considerazione perché la narrazioni dà la possibilità di legare intrecciandole in una tessuto/trama narrativa i 4 elementi che risultano fondamentali per la promozione di noi stessi: competenza, reputazione, distinzione e comunicazione.


[1] Centenaro, Sorchiotti, Personal Branding, Hoepli, Milano, 2013, pag. 22 (versione ebook)

[2] http://www.etimo.it

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