Storytelling

Viaggio nello storytelling

Anche le storie hanno la loro storia

Davide P.

Ciascuno di noi ha incontrato per la prima volta lo storytelling ascoltandolo e associandolo ad un sapore e ad un profumo.

In principio fu il suono, la melodia che proveniva dalla voce di chi per primo, tra le persone che si prendevano cura di noi, ci ha raccontato una storia.

Probabilmente per farci addormentare, per calmarci, per rasserenarci durante il nostro riposo.

Oppure probabilmente per farci divertire, farci ridere, farci stare bene e intrattenerci. Per fare in modo che iniziassimo ad immagazzinare esperienze piacevoli, per trasmetterci amore e bellezza, dolcezza e gioia.

Sicuramente è accaduto anche se noi non possiamo ricordarlo, ma il nostro corpo sì, di ascoltare una storia mentre venivamo dolcemente nutriti, assaporando così il cibo e il suo profumo ai suoni che udivamo e che non riuscivamo ancora a decifrare. Tutto ciò ha lasciato traccia indelebile e potente in noi. È dimostrato infatti quanto la sensorialità olfattiva abbia la capacità di far riaffiorare ricordi ed eventi del passato anche remoto.

Più in là negli anni le storie abbiamo iniziato anche a vederle: scritte su libri e fumetti, animate su schermi di televisioni, tablet, telefoni e cinema. Abbiamo fatto esperienza del movimento delle storie, di quanto possano essere veloci, attivanti e coinvolgenti. Abbiamo propriamente iniziato a viverle appieno con la mente e il corpo.

E allora a quel punto abbiamo sentito una spinta irrefrenabile di riviverle agendole e mettendole in scena: ecco il gioco e le simulazioni di situazioni di storytelling “vissuto”. Ma ancora non bastava: dovevamo fissarle e tenerle sempre con noi: ecco comparire i disegni delle storie o dei frammenti di storia che più ci avevano colpito e affascinato.

Se ci spingiamo ancora più in là ad un certo punto abbiamo incontrato il lato commovente e riflessivo delle storie. Storie epiche, drammatiche, storie che ci lasciavano senza fiato e parole, cariche di emozioni forti che prendevano il sopravvento sulla nostra attenzione e la accompagnavano tutta d’un fiato fino all’epilogo.

E poi storie di ispirazione, storie con dentro e dietro una filosofia di fondo in cui ritrovarci, in cui immedesimarci, tramite la quale sentire che lì fuori c’è qualcuno e qualcosa in cui credere, in cui ritrovare le nostre stesse idee, convinzioni, aspirazioni e desideri.

Ad un certo punto avendo appreso la scrittura e preda di una sensazione irresistibile le storie le abbiamo scritte noi stessi. Per dire in maniera approfondita ciò che pensavamo oppure per dire ciò che a voce non riuscivamo ad esternare oppure ancora per dire ciò che solo attraverso le storie si riesce a fare perché le storie si avvalgono di continue metafore che rimandano ad immagini e scenari come tante diapositive o fotografie messe l’una in fila all’altra.

Abbiamo ascoltato, assaporato, odorato, visto, vissuto e agito le storie.

Ed ecco qual è il core dello storytelling, quel segreto che lo rende un’arte così potente, così profonda, così piena, densa e intensa che ci porta a vivere un viaggio incredibilmente completo: quello dei nostri sensi. Tutti. Compreso il sesto. L’intuizione. Che ci permette anche di associare a ciò che viviamo idee, pensieri, ricordi, convinzioni, opinioni e soprattutto emozioni.

Ciò che rende lo storytelling unico e poderoso nel suo esprimersi e manifestarsi è propriamente il fatto di saper emozionare.

E per noi umani l’emozione in sé ha un valore inestimabile perché in quell’attimo, in quel fuggente momento in cui ci emozioniamo ci sentiamo vivi più che mai, sentiamo di essere e di far parte di ciò che ci accade.

Sentiamo di essere parte della storia. Di essere, avere e fare la storia. Una parte e il tutto. Ed ecco che giungiamo a toccare “ il senso” con tutti i sensi.

E lo storytelling ci dà l’occasione e la possibilità di fare questo viaggio.

Categorie:Storytelling

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