Storytelling

Il momento di raccontare

La mia risposta è:

“Il momento giusto per raccontare è sempre.

Questo non vuol dire che tu debba

 raccontare sempre.

Ma solo che ogni momento

è potenzialmente giusto per farlo”.

O almeno potrebbe esserlo. A questo proposito una volta ho assistito a uno scambio di battute tra due “amici”.

C’è un tizio che dice ad un altro: “ Ehi ma perché non mi ascolti mai quando parlo?” e l’altro risponde: “beh forse perché sì certo tu parli e anche tanto ma … non racconti”.

Che cosa voleva dire quel tizio al suo amico? Che era noioso? Che parlava solo di cose poco interessanti? Che non sapeva padroneggiare l’arte della parola? Che peccava e mancava di tempismo nel cogliere il momento giusto per comunicare? Che era stanco di essere suo amico? Che aveva pensieri ben più importanti in mente? Ma poi erano veramente amici?

È indubbio. Nell’ultimo decennio (almeno) siamo stati e lo siamo tuttora testimoni di un aumento vertiginoso di informazioni. A dire la verità io penso che si siano moltiplicati i mezzi di comunicazione e di conseguenza le persone che hanno deciso a vario titolo di dedicarsi e tuffarsi ancor di più nel mondo della comunicazione generando come naturale conseguenza un corrispondente aumento delle informazioni stesse.

Dunque invasi. Letteralmente in ogni istante delle nostre giornate.

Altra conseguenza naturale è dunque che ascoltare e farsi ascoltare è decisamente molto più difficile.

Non è solo una questione di contenuto. E nemmeno soltanto di forma. È una questione, tra le molte altre, di sapiente e originale ed insolita fusione di forma e contenuto. Non è un caso la nascita di termini quali ad esempio edutaintment (coniato dal documentarista Bob Heyman negli anni 90 del ‘900)   il cosiddetto intrattenimento educativo ossia una forma specifica e particolare di prodotto e servizio atto a divertire educando e/o ad educare divertendo.

Tutto questo prende le mosse da precisi modelli pedagogici che hanno rivoluzionato in maniera profonda molte concezioni dell’apprendimento, della comunicazione, dell’organizzazione del lavoro. Seppure in maniera silenziosa e senza mai essere apertamente nominati e individuati sono stati alcune delle fonti dell’origini delle contemporanee modalità di interazione e comunicazione digitale. Ma di questo parlerò in un altro articolo.

Per dare una visione un po’ più concreta e sistematica dell’incredibile mole di informazioni e di informatori presenti sul pianeta e in Italia porto come fonte di esempio i dati contenuti all’interno del “Digital 2020 reports” redatti da Hootsuite and We Are Social.

Nel mondo ci sono 7.75 miliardi di persone di cui 5.19 miliardi utilizzano il telefono cellulare (67%), 4.54 miliardi utilizzano internet (59%) e infine 3.80 miliardi sono utilizzatori attivi di social media (49%).

La crescita di questi indicatori rispetto al 2019 è stata:

  • + 82 milioni di persone nate nel mondo
  • + 124 milioni di persone che utilizzano cellulari nel mondo
  • + 298 milioni di persone che utilizzano internet nel mondo
  • + 321 milioni di persone che utilizzano attivamente i social media nel mondo

Vediamo la fotografia dell’Italia a Gennaio 2020:

  • Popolazione totale: 60.51 milioni
  • Connessioni tramite telefono cellulare: 80.40 milioni
  • 49.48 milioni di utilizzatori di internet (82% dell’intera popolazione)
  • 35 milioni di utilizzatori attivi di social media (58% dell’intera popolazione)

Osservando con attenzione queste percentuali risulta evidente l’enorme mole di scambi comunicativi nel mondo e in Italia nel nostro caso specifico.

Viene da sé dunque che è essenziale e vitale adoperarsi per costruire una propria comunicazione che possa essere sufficientemente interessante, coinvolgente per cercare di catturare l’attenzione dei nostri desiderati interlocutori.

Inoltre è altresì evidente come e quanto la persistenza, la costanza e oserei anche dire la pervicacia nel produrre contenuti comunicativi siano caratteri determinanti per intercettare il labile e fuggevole interesse di potenziali e futuribili clienti e committenti.

Ed ecco allora spiegato come “ogni momento è in realtà quello giusto per comunicare” a patto di dotarsi della giusta progettualità e programmazione a tal riguardo oltre che del giusto stile e tecnica.

Questo stile e questa tecnica o ancor meglio questa Arte si chiama Storytelling.

Necessariamente oggi lo storytelling non è più solo una delle opzioni ma rappresenta la migliore forma di comunicazione proprio per le sue caratteristiche intrinseche:

  • Coinvolgimento emozionale
  • Attivazione dell’immedesimazione empatica
  • Eleganza e delicatezza nella veicolazione del messaggio
  • Stimolazione delle associazioni e immagini mentali del destinatario del messaggio
  • Incentivazione e creazione del desiderio di seguire ulteriori “racconti”

Ricordiamo che non siamo sempre nella disposizione interiore all’ascolto.

Perché? I motivi possono essere molti, vari, specifici e diversi per ciascuno di noi. Però c’è una motivazione omnicomprensiva che riguarda tutti: ascoltare è faticoso. Ed è faticoso perché implica e mette in gioco fattori come l’attesa, la comprensione, l’empatia, l’osservazione e la concentrazione. Tutto ciò dunque genera un lavoro ossia forze ed energie da focalizzare con intenzionalità verso l’interlocutore o in ogni caso la fonte del messaggio. Inoltre un ascolto di qualità implica necessariamente l’interesse nei confronti di ciò che viene raccontato o comunicato. Farò certamente molta più fatica nel momento in cui non provo e sento curiosità, partecipazione emotiva, attrazione nei riguardi del tema del racconto.

Quindi lo storytelling ha il grande vantaggio di facilitare, stimolare e invogliare all’ascolto perché comunica in maniera leggera, delicata, evocativa ed ispirativa creando dunque nell’interlocutore “un’esperienza”. Ed è proprio questo che rende lo storytelling un’Arte e dunque decisamente prezioso e inarrivabile in qualità di strumento comunicativo.

E allora sì può ed è sempre potenzialmente il momento giusto per comunicare a patto che si utilizzi lo storytelling adeguatamente progettato, disegnato e programmato per creare così un racconto da seguire fino all’ultima parola.

In ogni momento c’è una possibilità.

Sembrerà incredibile ma un intero libro

può essere la storia di un solo attimo.

 

Categorie:Storytelling

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